Una cosa è certa: Flavio Del Bono ha avuto la dignità di dimettersi. Cosa non scontata in questo paese governato da un Presidente del Consiglio per il quale gli avvisi di garanzia sono acqua fresca. Eppure il punto politico è un altro e si chiama “autoreferenzialità”: una classe politica che vive in un circuito chiuso, all’interno delle stanze dei palazzi, dopo aver fatto piazza pulita di ogni possibilità di partecipazione e di controllo democratico.
Eppure Bologna avrebbe potuto, qualche anno fa, ritornare a rappresentare un “modello” creando un nuovo modo di governare la città mettendo al centro la partecipazione attiva dei cittadini.
Cofferati fu eletto dopo una campagna elettorale lunga un anno, fatta di assemblee nei quartieri, nei rioni e persino nei condomini della città. Assemblee alle quali hanno partecipato decine di migliaia di cittadini eleggendo i delegati che avrebbero composto l’Assemblea Cittadina, organismo consultivo da riconvocare periodicamente per ampliare al massimo la condivisione del governo della Città.
Eppure quell’esperienza fu soffocata. Il motivo è semplice: Bologna sarebbe diventata negli anni successivi un grande cantiere: L’Alta Velocità, il Passante Nord, la Nuova Stazione Ferroviaria, la nuova Sede del Comune, il Civis (tram su gomma) e il Metrò e, proprio in queste settimane, si è aggiunta la proposta del treno su monorotaia per collegare la stazione all’Aeroporto.
Grandi Opere che il popolo bolognese avrebbe digerito assai male, lo dimostrano i comitati sorti ovunque per tentare di impedirne la realizzazione, il cui costo (economico e sociale), spesso, era ritenuto sproporzionato rispetto all’effettivo beneficio.
Ora più che mai è necessario compiere un gesto di coraggio. Rilanciare una fase di partecipazione per elaborare in modo aperto e non più autoreferenziale un programma, per restituire alla Città un luogo di rappresentanza e confronto, per dare un segno tangibile di rinnovamento.
Un percorso aperto a tutte le realtà sociali e politiche, alle cittadine e ai cittadini che intendono battere le destre sul terreno della trasparenza, della rappresentanza e della democrazia, scegliendo da che parte stare.
Ripartiamo da quell’esperienza incompiuta che merita di essere sperimentata fino in fondo.
(Matteo Mazzetti, Socialismo 2000- Bologna, http://www.lalotta.net/)