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Guglielmi: generazione zero diritti
5.02.2010 di Redazione

Il “collegato lavoro“  attualmente alla camera in terza (e presumibilmente ultima) lettura, è il definitivo attacco “generazionale” al diritto del lavoro. al di là dei tantissimi punti di gravissimo arretramento (clausola compromissoria irrevocabile e certificata, ulteriore flessibilizzazioe dell’orario ecc.), il punto devastante e finale è l’eternizzazione del precariato: l’obbligo di impugnare entro 60 giorni dalla cessazione del rapporto i contratti a termine o i co.co.pro o il lavoro interinale rende impossibile giustiziare tutti quei casi (e cioè praticamente tutti) ove il lavoratore speri nella richiamata in servizio.

A ciò va aggiunto che in caso di vittoria non si potrà più avere la stabilizzazione ma solo alcune mensilità (max 11), da cui l’assoluta irragionevolezza per il lavoratore di bruciarsi la speranza di essere richiamati impugnando nei 60 giorni successivi alla scadenza del termine, e l’assoluta irragionevolezza per i padroni di assumere a tempo indeterminato essendo i fissi ancora tutelati dall’art. 18 mentre i precari liquidabili, nei rari casi in cui non incappassero nel termine di decadenza, con pochi spicci. In altre parole è la defintiva condanna della generazione dei 20enni e dei 40enni da parte dei 60enni oggi al potere.
Credo occorra interrogarci subito sul che fare. Al riguardo propongo (e, nei limiti delle mie capacità ed energie, mi propongo) di
1. cercare di far trapelare tutto ciò dalla cappa di silenzio che è caduta su qualsiasi legge non riguardi gli interessi personali e diretti di Berlusconi e provare a calare l’argomento nella campagna elettorale con iniziative specifiche, ad esempio cominciando ad immaginare un collegamento tra la battaglia del lavoro migrante, della scuola e quella del precariato (tutti i giovani e i migranti sono precari) in vista delle inziative per il primo marzo conseguenti ai fatti di Rosarno;
2. trovare canali di monitorazione del procedere dei lavori parlamentari sul provvedimento in modo da seguire costantemente l’evolversi del percorso;
2. preparsi perchè il termine è retroattivo e quindi occorre iniziare a trovare canali di informazione per avvisare tutti i precari che dal giorno della (denegata) entrata in vigore della legge hanno solo 60 giorni per impugnare tutti i contratti stipulati sino a tale data (l’impugnativa può essere anche stagiudiziale, con termine decadenziale di ulteriori 180 giorni per l’avvio della controversia giudiziaria)
3. orientare il progetto referendario con tutti gli interessati da orientare proprio contro le norme di eternizzazione del precariato;
4. iniziare a ragionare su cause pilota per far saltare la legge innanzi alla Corte Costituzionale e/o alla Corte di Giustizia Europea.
(Carlo Guglielmi)