Comincio ad essere preoccupato dall’uccisione dei padroni. Una volta erano datori di lavoro e ne ricevevano tanti soldi. Politicamente ricordo che si gambizzavano! Invece adesso si spara individualmente alla testa. Vi sono troppi esempi in giro in questi giorni. Non è che rimanere senza lavoro, disoccupati, senza reddito significhi “morte sociale” e spoliazione dei beni rimasti e perfino della dignità? Possibile che siamo arrivati a “morte chiama morte”?
Non è che la cultura imperante degli imprenditori , il pensiero unico, il rendimento immediato, anche se con sfruttamento o nuove schiavitù, ha una falla da qualche parte ?
Che l’imbarbarimento attuale si sia concretizzato in un individualismo tale da “una morte a me, una morte a te”? Nessun pensiero di protesta collettiva ! Anzi: “Faccio mi!”
Ho sempre pensato che l’impoverimento di milioni di persone, dovuto al cinismo delle classi sociali che si arricchiscono sempre più, e lo mettono in mostra con tutti i loro strumenti mediatici come buon esempio di cittadinanza, alle imprese che non sono più in nessun modo “imprese sociali”, anzi, possa essere interpretato come “genocidio sociale”.
Ovviamente inutile pensare ad un Tribunale internazionale su questi temi! Non sarebbe liberale e rischierebbe di frenare una globalizzazione scatenata e senza regole.
Se non c’è garanzia del diritto, se non vi sono ammortizzatori sociali di tutela, non stupisce quel che sta avvenendo, assolutamente disdicevole, ed il leso, che non può fare nulla contro la lontana globalizzazione selvaggia, così come stranamente nemmeno la Confederazione Internazionale dei Sindacati (500 milioni di iscritti), individuandone una angheria ed un sopruso, si difende con il responsabile che ritiene a lui più vicino. Non c’è nemmeno garanzia del diritto dei padroni.
(Tonino D’Orazio, Socialismo 2000 Abruzzo)